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Claudio Meloni

Mese

agosto 2009

Malagrotta, residenti in rivolta “Una vergogna, stop proroghe”

Il Pd: “No a un´altra discarica in provincia”
di Cecilia Gentile

La chiusura di Malagrotta si allontana sempre di più nel tempo. Sicuramente la discarica più grande d´Europa non smetterà di funzionare il 31 dicembre 2009, data fissata dall´ennesima proroga firmata a fine 2008 dal presidente della Regione Piero Marrazzo su richiesta del sindaco Gianni Alemanno.

E quando, in un tempo ormai difficile da prevedere, la sua attività cesserà definitivamente, la discarica alternativa non si troverà nel comune di Roma. In altre parole, la capitale getterà i suoi rifiuti in altri comuni, fuori del suo territorio.

«Nel territorio di Roma non ci sono allo stato attuale siti ipotizzabili per una discarica – conferma l´amministratore delegato dell´Ama Franco Panzironi – perché le aree sono tutte vincolate a verde.

Esistono invece fuori dei confini del nostro comune siti ottimali che non danno fastidio a nessuno». E quali sono? «Noi abbiamo individuato una rosa di possibilità, fornendo una scaletta con le priorità, ma la decisione non spetta a noi, è competenza della Regione», risponde l´ad.

In ogni caso, specifica Panzironi, la futura discarica non sarà solo un bacino dove conferire i rifiuti indifferenziati, il cosiddetto “tal quale”. «Tra settembre e novembre – ricorda l´ad – anche in Italia verranno emanate le direttive che vietano di conferire in discarica i rifiuti non trattati.

Il nuovo sito, dunque, ospiterà impianti che lavorano il materiale e lo trasformano in energia. Ma per realizzare questo nuovo centro di smaltimento occorreranno dai 3 ai 5 anni».

Motivo per cui la chiusura di Malagrotta diventa un obiettivo dai tempi indefinibili.
Eppure, quando, nel dicembre 2008, il sindaco Alemanno scrisse a Marrazzo chiedendo «un´urgente proroga di un anno», fece partire anche una lettera all´Ama, chiedendo all´azienda di procedere entro il 2009 «alla localizzazione, realizzazione ed entrata in esercizio di una o più discariche per il conferimento dei rifiuti urbani».

«Se la discarica chiudesse il 31 dicembre come previsto – scriveva all´epoca Alemanno al presidente della Regione – Roma precipiterebbe in un grave stato di crisi che si estenderebbe rapidissimamente a tutto il Lazio».

Ora il problema si ripropone. Ma l´ad di Ama invita i residenti di Malagrotta a farsene una ragione: «La discarica rimane aperta, ma è inserita in un contesto progettuale che porterà alla chiusura. D´altra parte, il tempo perduto nel passato non si recupera».
(26 agosto 2009)
http://www.roma.repubblica.it

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Un Agosto pieno di sorprese…

Nella calura esitiva nel territorio di Chiaiano e Marano si
sono consumate nuovi e rocamboleschi avvenimenti la cui
gravità ha automaticamente rilanciato in avanti la lotta
per la difesa del territorio e contro il piano rifiuti.
Succede infatti, che dopo mesi e mesi di promesse le
amministrazioni comunali accettino le “compensazioni”
elargite dal governo, ovvero soldi in cambio della
discarica. Succede che i fondi alcune centinaia di milioni
di euro vengono anche tagliati, frutto del diverso
orientamento del fondo nazionale per le emergenze che vede i
soldi migrare ora dalla Campania all’Abruzzo. Anche il
Comune di Marano accetta le cosiddette compensazioni dopo
aver scampato non si sa come la richiesta di scioglimento
per inadempieza sulla raccolta differenziata. Una situazione
paradossale che porta alla rottura delle relazioni tra il
Presidio permanente contro la discarica ed il Comune di
Marano che pure aveva sostenuto la lotta per circa un anno.
Accade che i camion diretti alla discarica scarichino il
percolato sulle strade, in Via Santa Maria a Cubito, in Via
Cupa dei Cani, in Via Cinque Cercole, ed a seguito di questo
scempio numerosi incidenti hanno visto protagonisti i
cittadini in transito. Addirittura un autocompattatore
finisce in una villetta in Via Cinque Cercole scivolando sul
percolato.
I cittadini del presidio sempre piu’ incazzati, lanciano una
nuova piattaforma di lotta per l’autunno, dalla vergogna del
percolato e dei miasmi che rendono impossibile vivere di
notte nel circondario di Chiaiano e del comune di Mugnano,
per la chiusura del sito, contro il piano rifiuti. I
cittadini del presidio lanciano le vere ronde utili, quelle
che andranno a controllare dai primi di settembre il
percorso della raccolta differenziata della citta’ di
Napoli. Come viene raccolta? Con quali mezzi ? E soprattutto
dove finisce ?
Delle “r-onde” in difesa della salute e dell’ambiente che
braccheranno i veri criminali, coloro che inquinano e
distruggono il territorio di notte e di giorno blaterano di
una presunta efficienza dei loro metodi.
Succede, sempre nello stesso mese di agosto, che un camion
carico di rifiuti radioattivi venga bloccato dai militari
nella discarica di Chiaiano. Un sito controllato da circa un
centinaio di militari, che fermano questo camion non
all’ingresso, ma dentro la discarica. Nessuno riesce a dare
spiegazioni su come quel camion sia finito li’, da dove
venga, cosa aveva raccolto e dove. La Protezione Civile si
limita a dire che a Chiaiano e’ successo altre 35 volte
…(sic!).
Cosi’ i cittadini apprendono che per 35 volte nei pressi
delle loro abitazioni sono giunti camion carichi di rifiuti
radioattivi…..e si incazzano ancora di piu’.
Accade che un parlamentare europeo (De Magistris) ed un
consigliere provinciale (Sodano) annunciano il ritrovamento
del carico ma nessun è in grado di capire come abbiano
fatto a saperlo visto che nemmeno i residenti si erano
accorti della scoperta.
Per l’autunno, c’e’ da giurarci la ripresa della
mobilitazione del Presidio permanente contro la discarica di
Chiaiano e Marano sara’ più determinata che mai, a
cominciare dalle r-onde in difesa della salute e
dell’ambiente, fino alla presentazione di nuovi ed
interessanti avversari come il neo presidente della
Provincia Luigi Cesaro ed il neo presidente dell’Arpac
Volpicella.

Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano

Montano le proteste degli abitanti delle zone vicine al deposito di scorie

E adesso a Pomezia è rivolta
I residenti: «L'invaso va subito bonificato e poi chiuso per sempre»
Sabatino Mele 
POMEZIA Questa volta i cittadini dei quartieri di Santa Procula e di Valle Caia, che vivono a ridosso 
del sito di stoccaggio dell'amianto, non ci stanno e vogliono che la discarica venga prima bonificata 
e poi definitivamente chiusa. L'Amministrazione comunale di Pomezia deve attuare le sentenze che 
prevedono la recinzione di una parte del sito. «Agli inizi degli anni '90 - ha detto Pietro Pili 
residente nel quartiere di Santa Procula - abbiamo preso anche le botte dalle forze dell'ordine 
quando protestavamo contro l'apertura della discarica. Insieme all'attuale sindaco di Roma, Gianni 
Alemanno, al consigliere regionale del Pdl, Luigi Celori, all'ex vicesindaco di Pomezia, Antonio Di 
Carlo (all'epoca esponente del Pci) eravamo tutti d'accordo a manifestare contro l'inizio dell'
attività della discarica di Valle Caia. Il Comune - continua - in varie occasioni, si è opposto 
all'apertura della discarica, ma puntualmente le cose sono andate diversamente perché le 
autorizzazioni arrivavano lo stesso. Oggi siamo nuovamente in fase di emergenza perché le 
preoccupazioni che avevamo allora, sono accresciute dal fatto che in questo sito venga smaltito 
amianto. Come abbiamo detto in passato siamo contrari a questo tipo di interventi perché una delle 
aree agricole più importanti del territorio comunale è stata notevolmente compromessa». «Oggi è stato
 toccato veramente il fondo - ha detto Francesco, anche lui residente a Santa Procula, ma che ha chiesto
 l'anonimato - Sono anni che viviamo nel più assoluto abbandono, una delle aree più belle del territorio,
 dove tra l'altro sono presenti numerose industrie, ma è veramente difficile accettare quella discarica. 
Oggi, come non mai in passato, ci sentiamo veramente presi in giro dalle istituzioni. 
Tutti ci avevano dato garanzie sulla correttezza per lo smaltimento dell'amianto ed invece a che cosa 
assistiamo all'ennesimo sequestro del sito, come già avvenuto qualche anno fa. Siamo stufi di questa 
condizione». «La discarica di Valle Caia è una vera bomba - ha detto Massimo Iacobelli, residente a 
Santa Procula - La Regione Lazio da anni ha stanziato dei finanziamenti per la bonifica del sito, ma 
fino ad oggi di questo progetto non si è fatto nulla. Il disagio dei cittadini nel corso degli anni è 
cresciuto notevolmente, ma d'altro canto anche le autorizzazioni che sono state date alla società per 
lo smaltimento prima degli inerti e poi dell'amianto, hanno portato all'emergenza ambientale che viviamo 
sulla nostra pelle. Il Comune di Pomezia deve intervenire drasticamente per salvaguardare questa parte 
del territorio».

http://iltempo.ilsole24ore.com/roma/2009/08/09/1057182-adesso_pomezia_rivolta.shtml

Uranio: lo scandalo della Francia contaminata

Uranium : le scandale de la France contaminée

Versione italiana del documento trasmesso da France3 nel 2009.
Le scorie radioattive utilizzate per le infrastrutture: la testimonianza dei sopravvissuti e di chi ci ha lavorato.

http://www.youtube.com/watch?v=RiJESPdLXpA&hd=1

Ferrandelle: svuotata la prima vasca. L’assessore Cepparulo chiede tavolo tecnico

Santa Maria La Fossa ( di Antonio Gaudiano ) – “Chiederemo un tavolo tecnico con il prefetto Rippucci e con il nuovo generale che ha preso il posto del generale Giannini nella struttura commissariale per l’emergenza rifiuti, al fine di capire quale dovrà essere la sorte della discarica di Ferrandelle”. E’ quanto dichiaratoci dall’assessore all’ambiente del comune Franco Cepparulo. E’ infatti di questi giorni la notizia del completamento della discarica di Maruzzella (Maruzzella 3) in tenimento del comune di San Tammaro, che dovrà tra l’altro fagocitare anche i rifiuti di Ferrandelle. “Ho effettuato un sopralluogo e la prima piazzola, quella di trasferenza, è stata già svuotata. Ma noi vogliamo sapere – ha continuato Cepparulo – dopo che Ferrandelle sarà svuotata se ci sarà restituito il territorio, se si metterà mano o meno alla bonifica dello stesso, o semplicemente resterà così com’è come ‘ruota di scorta’ nell’evenienza di altre possibili crisi”.

Sicilia. La risorsa rifiuti: Inchiesta

di C. Cianetti

Palermo lo scorso maggio aveva rifiuti ovunque, un problema risolto con l’intervento della protezione civile e dell’esercito, almeno per ora.

http://www.rainews24.it/it/canale-tv.php?id=15596

Raccolta differenziata l’Oscar va a Verbania

Lo rivela un rapporto dell’Istat: Messina, Iglesias e Palermo le maglie nere. In calo i consumi di acqua, salgono quelli di energia. Trento, Venezia e Bologna si confermano i comuni più rispettosi delle compatibilità ambientali

ROMA – E’ Verbania il Comune capoluogo in testa alla classifica della raccolta differenziata: nel 2008 ha raggiunto il 73,5% sul totale dei rifiuti. A rivelarlo è il rapporto dell’Istat sugli ”Indicatori ambientali urbani”. La maglia nera invece va a Messina (3,1%), preceduta di poco da Iglesias (3,8), Palermo (4,6), Isernia (5,3) ed Enna (5,4). Napoli, protagonista negli ultimi anni di emergenze rifiuti gravissime, è al 14,5%.

Lo scorso anno sono stati 27 i Comuni che hanno raggiunto l’obiettivo del 45% di raccolta differenziata, secondo quanto disposto dalla normativa: tra i casi più clamorosi va citato quello di Salerno, passata dall’8,6% del 2007 al 48,9% del 2008. Incrementi superiori a 10 punti percentuali si registrano, tra il 2007 e il 2008, anche per Pordenone (+16,7), Biella (+15,1) e Avellino (+12,1). Sopra l’ambita soglia del 45% Novara, Asti (oltre il 60%), Belluno, Rovigo, Lecco, Gorizia, Trento, Treviso, Biella, Alessandria, Bergamo (oltre il 50%), Varese, Salerno, Reggio Emilia, Vicenza, Piacenza, Forlì, Ravenna, Udine, Sondrio, Pordenone, Lucca e Cuneo.

Nel 2008 la raccolta di rifiuti urbani nei 111 capoluoghi di provincia è stata pari a 615,8 kg per abitante (-1,1% rispetto al 2007), confermando l’andamento decrescente registrato l’anno precedente. La percentuale di differenziata risulta pari al 28,5%, 3 punti in più rispetto al 2007. A partire dal 2000 l’andamento è sempre crescente.

Sempre guardando ai dati dello scorso anno, si vede che il servizio di raccolta differenziata è ormai presente in tutti i Comuni capoluogo di provincia. Sono 91 quelli in cui è servita l’intera popolazione residente. Le percentuali, però, variano: nei comuni del Nord risulta mediamente pari al 39,9%, in quelli del Centro al 25,5% e in quelli del Mezzogiorno al 14,5%. Ma gli incrementi rispetto al 2007 si registrano ovunque: +3,3 punti percentuale nel Sud, +2,8 nel Nord e +2,7 nel Centro.

Il rapporto Istat affronta anche il capitolo acqua. Nel 2008, Agrigento è stato il Comune con il consumo pro capite di acqua più basso (35,6 metri cubici per abitante) e Massa quello con il consumo più alto (91,2 per abitante). Il consumo medio è stato di 68,4 metri cubi per abitante, in calo dell’1,9% rispetto al 2007.

E’ aumentato, invece, il consumo pro capite di gas metano per uso domestico e per riscaldamento: +7,7% rispetto all’anno precedente, sui 398,0 metri cubi per abitante. In crescita anche il consumo pro capite di energia elettrica per uso domestico: +0,7% a 1.209,2 kWh per abitante.

In generale, Trento, Venezia e Bologna, per il terzo anno consecutivo, risultano i Comuni più rispettosi delle compatibilità ambientali. Bene anche Foggia e in generale le città del Centro-Nord (Biella, Terni, Belluno, Ravenna, Modena, Novara); male Olbia, Iglesias, Siracusa e Massa.

(11 agosto 2009)

http://www.repubblica.it

Savignano Irpino, stop alla discarica «Problemi di tenuta delle vasche»

Da Il mattino del 07/08/2009

VINCENZO GRASSO Savignano Irpino. Da ieri pomeriggio è sospesa l’attività di conferimento dei rifiuti alla discarica di Pustarza. Lo ha deciso il generale Mario Morelli, vicario della struttura che fa capo al sottosegretario Bertolaso con un’ordinanza che stabilisce, tra l’altro, che le circa 1500 tonnellate di rifiuti che arrivavano ogni giorno nel sito vengano dirottate nelle altre discariche campane. L’impianto di Pustarza, dopo il crollo verificatosi circa un mese fa alla terza vasca, ha bisogno di una verifica generale. Presenta, infatti, problemi di tenuta e di «salvaguardia delle matrici ambientali». Ad accertarlo sono stati non solo i tecnici dell’Arpac e della struttura che fa capo al Sottosegretario Bertolaso, ma anche i tecnici del Comune di Savignano Irpino che ha competenza diretta sulla gestione dell’impianto. Nella stessa ordinanza del vicario di Bertolaso, l’ingegnere Francesco Riboldi e il generale Carlo Caleo sono incaricati di definire gli interventi urgenti da eseguire in discarica. Probabilmente ci vorranno circa venti giorni per mettere a regime nuovamente l’impianto. I problemi da affrontare riguardano essenzialmente la tenuta delle scarpate della terza vasca e la raccolta del percolato. La società incaricata di eseguire i lavori avrebbe assicurato il Sottosegretario Bertolaso di lavorare anche durante il periodo di Ferragosto. Per il sindaco di Savigano Irpino, Oreste Ciasullo, il provvedimento di sospensione del conferimento dei rifiuti a Pustarza era stato sollecitato già da tempo. Anche prima che si verificassero gli inconvenienti registrati in discarica. «Ciò dimostra – sostiene Ciasullo – che c’è trasparenza e serietà nella gestione dell’impianto. Per noi conta moltissimo la regolarità del funzionamento della struttura. I cittadini e le associazioni ambientalistiche ci incalzano continuamente su questo problema. Tra l’altro si può utilizzare questo periodo di tempo per mettere in sicurezza anche la viabilità di accesso alla discarica».

Discarica di Lo Uttaro: 10 milioni di euro al Comune di Caserta per la bonifica‏

Discarica di Lo Uttaro: 10 milioni di euro al Comune di Caserta per la “bonifica”. Che vuol dire?
I mass media hanno reso noto che il 4 agosto 2009 è stato sottoscritto a Napoli l’accordo operativo tra Comune di Caserta e Ministero dell’Ambiente concernente gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree di discarica, stoccaggio e trasferenza esistenti in località Lo Uttaro che prevede l’erogazione di 10 milioni di euro in quattro anni. La stima delle opere sarà a cura del Ministero dell’Ambiente dopo l’intervento di caratterizzazione effettuato dall’Arpac. Per il sindaco Petteruti si dà finalmente il via ad un’azione non più rinviabile di bonifica e di riqualificazione ambientale in un’area critica; dei 18 milioni di euro stanziati (sulla carta) per il Comune di Caserta da impegnarsi in opere pubbliche come compensazione per il danno ambientale rimangono solo i dieci milioni che probabilmente non basteranno neanche per la bonifica completa di Lo Uttaro e delle aree attigue, inizialmente prevista a carico del Ministero. Entriamo nel merito: che vuol dire bonificare la discarica di Lo Uttaro? I cittadini sono interessati ad un reale risanamento e restauro ambientale; altri, i soliti ben noti che hanno finora lucrato sullo scandalo rifiuti sono sicuramente interessati a lucrare sulla così detta “bonifica”. I cittadini stanno per essere presi in giro un’altra volta? Ci si può giurare sopra! Prima questione: la bonifica di Lo Uttaro vuol dire che viene cancellato il sito di Cava Mastroianni? Bisogna avere una risposta formale con decreto di cancellazione del sito. L’anno scorso mi sono occupato della ricostruzione dell’assetto geoambientale dell’area compresa tra la discarica chiusa di Lo Uttaro e la confinante Cava Mastroianni individuata nel DL 90/08 come sito in cui realizzare una nuova discarica.
La ricerca evidenziò il noto disastro ambientale provocato nella zona di Lo Uttaro mediante accumulo di rifiuti in cave a fossa e sulla superficie del suolo e dispersione di percolato sul suolo e nella falda, al di fuori del rispetto delle vigenti leggi che garantiscono il diritto alla salute di tutti i cittadini, non derogabili dal potere speciale. Le immagini allegate sintetizzano gli elementi più significativi. Mentre è semplice rimuovere i rifiuti, allora accumulati sulla superficie del suolo, e portarli in una discarica che dia la sicurezza ambientale di non inquinamento, non è possibile “bonificare” la discarica di Lo Uttaro scavata a fossa con la base che sfiora la falda (si e no due tre metri) che era già inquinata dai rifiuti come accertato dalla Magistratura. La base dei rifiuti, dentro la profonda fossa, non garantisce l’isolamento e contenimento del percolato che scende verso la falda inquinandola. La superficie esposta all’aria dei rifiuti può essere impermeabilizzata, coperta con terreno e vegetazione che danno l’impressione di una superficie “sana” come se fosse stata dipinta di un verde rassicurante. Lateralmente e alla base i rifiuti non potranno mai essere isolati dall’ambiente circostante poiché il loro spessore è di circa 24 metri, vale a dire di altezza equivalente a quella di un edificio di 8 piani. Ammesso che l’impermeabilizzazione laterale e alla base dei rifiuti fosse stata realizzata alla perfezione come prevede la vigente legge, tale impermeabilizzazione non può durare integra, totalmente, più di 15-20 anni. E’ assolutamente impossibile isolare i rifiuti dello spessore sopra indicato in maniera efficace e duratura.
Non si può intervenire alla base dei 24 metri di rifiuti per cui il percolato continuerà a disperdersi nel sottosuolo e nella falda che defluisce verso il confinante Comune di San Nicola La Strada. L’unico modo per bonificare l’ambiente, anche la parte che non si vede, è rimuovere le centinaia di migliaia di metri cubi di rifiuti. Quindi, cosa si “bonifica”? Il conto bancario di chi realizzerà progetto, direzione lavori e opere, sicuramente! I vantaggi saranno tutti loro!
Naturalmente a spese dei cittadini. Le voraci e blindate sanguisughe parassitarie che hanno realizzato discariche “illegali dal punto di vista delle leggi naturali” e legalizzate da leggi speciali (che non garantiscono la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente e delle risorse idriche) non sono contestate, di fatto, da alcuna forza politica parlamentare, probabilmente perché tutti sperano, prima o poi, di giocare con il redditizio “giochetto dell’emergenza” e della connessa agevole spesa di denaro pubblico: sembra che ora si siano organizzate per lucrare agevolmente, sempre sulla pelle dei cittadini, sul reale bisogno di disinquinamento dell’ambiente. Per spendere i soldi pubblici nel settore dei rifiuti, l’esperienza insegna, basta che alcune non cristalline strutture tecniche statali e regionali con la benedizione di immancabili docenti universitari ed altri servitori mercenari tecnici e la garantita protezione dei mass media asserviti, di fatto, alle stesse lobbies che lucrano sullo scandalo rifiuti, sfornino progetti improvvisati e non validi scientificamente e tecnicamente spacciandoli per interventi che finalmente disinquineranno l’ambiente mettendo anche a disposizione delle amministrazioni locali qualche manciata di milioni di euro tanto per tenere buono l’elettorato e gli amici degli amici. Di tale non disinteressato comportamento si sono avuti esempi significativi a proposito della proposta di bonifica della discarica di Pianura (caldeggiata dal Ministero dell’Ambiente dopo che alla fine di gennaio 2008 la Magistratura di Napoli aveva messo sotto sequestro il sito perché ritenuto pericoloso) che i tecnici del ministero dell’Ambiente volevano bonificare senza nemmeno sapere quali problemi dovessero risolvere e se tali problemi fossero risolvibili.
Il fine da raggiungere era palesemente intuibile: spendere con disinvoltura decine di milioni di euro ben sapendo che solo la superficie dei rifiuti poteva essere bonificata ma non i circa 45 milioni di metri cubi di rifiuti di tutti i tipi accumulati in gran parte senza alcuna impermeabilizzazione alla base per una altezza che supera i 70 metri, vale a dire equivalente ad un grattacielo di 23 piani. Alcuni cittadini hanno segnalato che mentre si eseguivano i sondaggi per verificare lo “stato di salute ambientale” di Pianura hanno visto fumo e fiamme sprigionarsi da un sondaggio in esecuzione al di fuori della discarica a testimonianza della pericolosità ambientale connessa alla dispersione di gas e percolato.
Lo scrivente ha più volte denunciato che non possono essere usate le cave a fossa in rocce permeabili che ospitano la falda idrica in quanto non si può garantire l’isolamento alla base e lateralmente dei rifiuti per oltre 15-20 anni. I rifiuti accumulati nelle fosse diventano nuovi “giacimenti geologici” a vita altamente inquinanti non tanto per la sostanza organica ma per tutti gli elementi nocivi che caratterizzano i rifiuti non differenziati e non selezionati dell’area campana più simili ad una miscela di rifiuti speciali, nocivi e rifiuti urbani. Naturalmente si parlerà anche della bonifica della discarica di Chiaiano, altro grattacielo di rifiuti infilato nel sottosuolo come un tumore maligno innestato nel Parco Naturale delle Colline dei Camaldoli che i responsabili istituzionali fanno finta di non vedere e ora anche di “non sentire”, magari con gli occhi già luccicanti e riflettenti il simbolo dell’euro. Anche della discarica di Terzigno, realizzata nel Parco Naturale del Vesuvio e in zona protetta ambientalmente SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona di protezione speciale) sarà proposta la bonifica. Anche qui sarà una presa in giro per i cittadini perché non si potrà risanare l’ambiente e la falda dopo avere colmato il buco a fossa con circa 70 metri di rifiuti. Siamo chiari e onesti intellettualmente: la bonifica dei siti inquinati è necessaria ma non può rappresentare una nuova fonte di facili guadagni realizzando interventi che non servono a restaurare l’ambiente e ad eliminare i focolai di inquinamento. Le citate istituzioni tecniche, continuando ad operare come finora hanno fatto, non sono in grado di rasserenare i cittadini garantendo l’esecuzione di interventi adeguati, duraturi e risolutivi. Bisogna essere chiari in tutte le sedi dal momento che verranno utilizzati i soldi dei cittadini.
Tornando alla bonifica di Lo Uttaro, ogni progetto deve essere valutato interdisciplinarmente da tecnici super partes di fiducia dei cittadini in modo da definire quali saranno i reali benefici che discenderanno dalla esecuzione delle opere. Sicuramente è possibile bonificare la base su cui poggiano e hanno poggiato i rifiuti accumulati sulla superficie del suolo per anni. E’ possibile pure isolare la superficie dei rifiuti, a contatto con l’aria, che colmano le cave a fossa nonchè canalizzare il biogas ed evitare che eventuali gas nocivi si disperdano nell’atmosfera. Diciamo chiaramente che non è possibile eliminare l’inquinamento della falda in maniera efficace e verificabile nonché duratura, a meno che non si spostino gli 8 piani di rifiuti che colmano le fosse. Si può contenere ed eliminare l’inquinamento atmosferico. Per quanto riguarda la falda deve essere eseguita una accurata e verificabile indagine di idrogeologia tridimensionale con la caratterizzazione delle acque stabilendo esattamente la distribuzione verticale e laterale dell’inquinamento e le sue cause al fine di definire un piano di tutela ambientale e della salute dei cittadini. Anche se la fonte dell’inquinamento si trova nel Comune di Caserta, gli inquinanti si diffondono nel sottosuolo nei territori comunali circostanti:
definita l’area danneggiata vanno messi a punto gli interventi che possono anche non essere attribuiti al solo comune dove è ubicato il sito. I fondi devono servire solo ad eliminare e contenere l’inquinamento; nessuna forma di compensazione per il territorio circostante non danneggiato da interventi privati e pubblici illegali secondo le leggi dell’ambiente.
Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II
7 agosto 2009

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