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Rifiuti per decreto nei cementifici, primo sì in commissione

di Luca Martinelli

Le Camere sono sciolte, tra un mese si vota, ma l’iter per trasformare i rifiuti in co-inceneritori di combustibile solido secondario (l’ex Cdr) va avanti. I senatori che si occupano di “Territorio, ambiente, beni ambientali” hanno approvato lo schema trasmesso dal Consiglio dei ministri in una riunione di 50 minuti. Stop per ora alla Camera

Capita sempre così, quando c’è aria di tempesta e un provvedimento deve passare senza colpo ferire. Si aspetta la scadenza della legislatura, si entra in clima di campagna elettorale e poi si lascia passare in sordina il provvedimento. È successo anche per lo “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale”, che il 16 gennaio scorso ha avuto il parere favorevole della 13° commissione di Montecitorio, “Territorio, ambiente, beni ambientali”. 

L’iter del provvedimento ha avuto un andamento carsico: annunciato in grande stile dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini nel mese di aprile, sparito d’estate (e forse c’entra qualcosa il caos intorno alla vicenda dell’Ilva di Taranto), è riemerso in un consiglio dei ministri di fine ottobre, quello del 26, che aveva approvato lo schema di decreto (da lì inviato alla Ragioneria centrale dello Stato). L’11 gennaio 2013 lo schema di decreto è sulla scrivania del presidente del Senato Giuseppe Schifani, che lo passa subito in commissione.

A Camera sciolte, però, l’attività legislativa continua solo “per decreti e atti di governo”, come ci spiegano dalla segreteria della commissione “Territorio, ambiente, beni ambientali”. Riunione che filano via rapide, come quella del 16 gennaio appunto, che è durata dalle 9.10 alle 10 del mattino
In cinquanta minuti c’è stato il tempo di discutere del decreto “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 gennaio 2013, n. 1, recante disposizioni urgenti per il superamento di situazioni di criticità nella gestione dei rifiuti e di taluni fenomeni di inquinamento ambientale”, dello “Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/29/CE che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione gas ad effetto serra” e -anche- dell’utilizzo dei combustibili solidi secondari (il Css, ex Cdr, comubustibile da rifiuti) nei cementifici. 

Sul sito della commissione è possibile leggere il resoconto della presentazione da parte del presidente, il senatore D’Ali: “In fase di prima attuazione si è ristretta l’applicazione agli impianti di produzione di cemento a ciclo completo con capacità produttiva superiore a 500 tonnellate giornaliere di clinker”, racconta ai colleghi. Poi, “poiché non vi sono interventi in discussione, previa verifica del numero legale prescritto, la proposta di parere favorevole con condizione è posta ai voti e quindi approvata”.

La condizione è questa: “All’articolo 3, comma 1, lettera d), e comma 3, nonché all’articolo 5, comma 3, la parola: ‘salve’ sia sostituita con le parole: ‘ivi incluse’”. Leggiamo il comma: “agli impianti di cui all’articolo 1, comma 1, siano applicati le prescrizioni, le condizioni di esercizio, le norme tecniche e i valori limite di emissione fissati conformemente al decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133, salve [in merito a questa parola emerge la 'condizione' posta dai senatori della commissione, ndr] le deroghe consentite dal medesimo decreto. È fatta salva l’applicazione delle prescrizioni, delle condizioni di esercizio, delle norme tecniche e dei valori limite di emissione, eventualmente più restrittivi, dettati dall’autorizzazione integrata ambientale di cui al Titolo III-bis della Parte II del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152″. 

Nei mesi scorsi avevamo chiesto al ministero dell’Ambiente tutta la documentazione relativa allo schema di decreto. E un’affermazione, contenuta nella relazione illustrativa, ci aveva colpito. Perché faceva riferimento alla “continua crescita della quantità di rifiuti [che] costituisce un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi industrializzati, ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per alcune aree del nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento in discariche, di cui molte fra l’altro in via di esaurimento”. Aggiungendo anche che “la prassi dello smaltimento in discarica rappresenta non soltanto un potenziale rischio ambientale, ma anche un enorme spreco di risorse materiali ed energetiche quali sono i rifiuti”. 

Altri punti della relazione danno conto della natura e delle caratteristiche di quei rifiuti trasformati in combustibile solido secondario (CSS): “Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi. Le attuali tecnologie industriali consentono di garantirne nel tempo le caratteristiche e i parametri qualitativi (potere calorifico, minor concentrazione di inquinanti, contenuto di biomassa, ecc.)”. Ecco che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, diventano rifiuti speciali, ovvero rifiuti che possono attraversare il Paese (e non dimentichiamo che il sistema di tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri, è ancora un miraggio).
 
La relazione spiega anche perché scegliere i cementifici: “La scelta dei cementifici è quindi motivata anche dal fatto che tale tipologia di impianti è, già oggi, ben distribuita sul territorio nazionale, anche in quelle regioni italiane sprovviste di impianti dedicati (termovalorizzatori) che, invece, dovrebbero essere realizzati ex novo, producendo ulteriori pressioni sull’ambiente e sul territorio. Fermo restando che da soli i cementifici non possono essere il terminale di valorizzazione per tutti i rifiuti e che essi non possono che integrarsi in un piano organico di gestione dei rifiuti che prevede, ovviamente, anche altre forme di gestione dei rifiuti (anche attraverso impianti dedicati), i cementifici offrono il grande vantaggio di costituire degli impianti comunque già presenti sul territorio nazionale e in esercizio”.

Tradotto in una riga: meglio un cementificio che un nuovo inceneritore. Non si considera, però, che una volta che un insieme di Comuni firma un “contratto” per conferire i propri rifiuti a un’azienda che produce Cdr (o Css), quell’impegno dev’essere onorato (come abbiamo descritto in quest’articolo, in riferimento a uno degli ambiti territoriali individuati dalla Regione Puglia). E -per tutta la durata del contratto- è impossibile avviare serie politiche di riduzione dei rifiuti, pratiche come quelle messe in campo dai Comuni che aderiscono all’associazione nazionale della Comunità verso rifiuti zero, a cominciare da Capannori, in Lucchesia. 

Di tutto questo, però, in commissione non si è parlato. Dei senatori presenti nessuno ha sentito il bisogno d’intervenire. E allora crediamo importante elencare i loro nomi (l’elenco è desunto dal resoconto stenografico dell’intera riunione, perché dalla Commissione ci hanno spiegato che questo era -anche per un giornalista che lo chiedeva- l’unico modo per capire chi fosse o meno presente): D’Ali (Pdl), Alicata (Pdl), Vallardi (Lega Nord), Della Seta (Pd), Ferrante (Pd), Mazzuconi (Pd).

Nel pomeriggio del 22 gennaio, invece, il provvedimento è stato momentaneamente stoppato alla Camera, dove il presidente della commissione Ambiente -su proposta dei deputati Mariani, Bratti e Miotto, del Partito democratico- ha rinviato la discussione. È probabile una nuova convocazione della commissione per l’11 febbraio.

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3867

 

Rifiuti, l’Ue boccia il Lazio
”Gestione fallimentare”

 

La relazione della Commissione europea: siti inadeguati, la figura del supercommissario viola molti aspetti della legislazione europea. E tra le istituzioni solo scambi di accuse

di CECILIA GENTILE

Totalmente inadatto il ruolo del commissario Goffredo Sottile. Vergognose le reciproche accuse fra Regione e Provincia. Assolutamente inadeguati i siti di Pian dell’Olmo, Riano e Monti dell’Ortaccio per aprire nuove discariche. Attraverso la commissione petizioni il Parlamento Europeo boccia su tutta la linea la gestione dei rifiuti nel Lazio, centrata quasi esclusivamente sulla ricerca di invasi dove gettare il pattume.

 

Dopo il sopralluogo di ottobre 2012 chiesto con insistenza da comitati e residenti, la commissione presieduta da Erminia Mazzoni e composta da Judith Merkies, Margrete Auken, Roberta Angelilli, Alfredo Antoniozzi, Clemente Mastella, Roberto Gualtieri, Guido Milana, David Sassoli e Niccolò Rinaldi, ha discusso e approvato ieri a Bruxelles il suo report conclusivo, che verrà sottoposto alla votazione finale il 20 febbraio.

 

Il documento, 17 pagine in inglese, pesa come un macigno sulle politiche ambientali del Lazio e pone le premesse per nuove procedure di infrazione. L’unico ad essere salvato è il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che “non solo è conscio della situazione disastrosa, ma sta facendo il possibile per evitare che Roma diventi la discarica d’Italia”. Il suo approccio “merita sostegno dalla Commissione europea”.

 

Un elogio che risulta però in contraddizione con la condanna della figura del supercommissario, istituita dallo stesso Clini, perché i suoi poteri sono controproducenti e in flagrante violazione di molti aspetti della legislazione europea sui rifiuti. Bocciata anche la gestione monopolistica dei rifiuti affidata a Manlio Cerroni. “Le autorità nazionali e regionali – sottolinea il report – devono intervenire per assicurare la sicurezza ambientale e sanitaria del sito di Malagrotta, evitando che rechi maggior danno all’area”.

 

Roma peggio di Napoli, dunque, alla cui amministrazione i parlamentari europei riconoscono la volontà di implementare una politica credibile sui rifiuti affidandola al settore pubblico. La commissione invece esprime la sua “profonda disapprovazione per l’incapacità delle autorità regionali e provinciali a lavorare in una maniera più trasparente e coerente con i Comuni per stabilire una strategia efficace sui rifiuti”. “I livelli di pubblica consultazione rimangono assolutamente bassi – insiste la relazione – la popolazione locale si sente completamente ignorata dalle autorità pubbliche, che hanno fallito”, facendo coincidere la politica sui rifiuti con la “Politica delle discariche”.

 

Infine. “Urge che i poteri conferiti allo speciale commissario sotto la cosiddetta legislazione di emergenza siano immediatamente abrogati”. Bene il patto per Roma del 4 agosto 2012 sulla gestione dei rifiuti, “ma deve essere effettivamente realizzato”.

 

L’europarlamentare Pd Francesco De Angelis ha presentato come primo firmatario insieme ai colleghi eurodeputati Silvia Costa, David Sassoli e Guido Milana un’interrogazione scritta alla Commissione europea sull’emergenza rifiuti nel Lazio. “Il piano del commissario  dice De Angelis  non fa alcun riferimento ad un potenziamento della raccolta differenziata”.

 

(22 gennaio 2013)

http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/01/22/news/rifiuti_l_ue_boccia_il_lazio_gestione_fallimentare-51025832/

 

 

 

Quattro impianti nel Lazio per i rifiuti di Roma
Su Malagrotta resta il rischio della maxi multa

Albano Laziale, Viterbo, Colfelice in provincia di Frosinone e Castelforte in provincia di Latina. Finiranno qui i rifiuti non trattati di Roma, per un totale di 230mila tonnellate all’anno

di CECILIA GENTILE

Albano Laziale, Viterbo, Colfelice in provincia di Frosinone e Castelforte in provincia di Latina. Finiranno negli impianti di queste città i rifiuti non trattati di Roma, per un totale di 230mila tonnellate all’anno. Ma un grosso quantitativo di “tal quale” , pari a oltre 800 tonnellate al giorno, sarà ancora smaltito a Malagrotta.

 

Il commissario Goffredo Sottile, che ieri pomeriggio ha firmato il provvedimento, ha previsto che il trattamento dei rifiuti romani nei quattro impianti selezionati abbia una durata di 120 giorni. Il tempo necessario, secondo Sottile, ad allestire gli impianti di tritovagliatura progettati da Manlio Cerroni all’ingresso della sua discarica di Malagrotta. A questi il commissario si affida per trattare tutto il “tal quale” di Roma che non riesce ad essere lavorato negli stabilimenti della capitale, pari a 1.500 tonnellate all’anno.

 

Nel suo decreto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini aveva inserito 10 impianti di trattamento regionali, per una capacità residua di trattamento di oltre 930mila tonnellate all’anno. Ma le verifiche avviate subito dopo dal commissario Sottile hanno concluso che la capacità residua degli impianti del Lazio è solo di 230mila tonnellate l’anno, perché i dati riportati nel decreto risalgono al 2010. “Nel frattempo spiega il commissario  l’attuazione del Patto per Roma ha fatto sì che i quattro impianti della capitale, due di Ama e due di Cerroni, funzionassero a pieno regime, trattando ulteriori 498.058 tonnellate all’anno”.

 

Il lavoro dei quattro impianti selezionati da Sottile, Albano, Viterbo, Colfelice e Castelforte, porterà a trattare 673 tonnellate al giorno di rifiuti. Considerando che a Roma attualmente rimangono fuori del processo di trattamento 1500 tonnellate al giorno, resta ancora da risolvere il problema per 827 tonnellate giornaliere di “tal quale” che continueranno a finire nella discarica di Malagrotta, contro ogni direttiva europea.

 

Rimane anche da capire come potranno gli impianti di tritovagliatura in corso di realizzazione salvare l’Italia dall’ennesima procedura europea di infrazione e dal pagamento di ulteriori sanzioni visto che l’Unione europea non equipara la tritovagliatura al processo di trattamento, che è un sistema molto più complesso e articolato. Anche per questo motivo il Tar nei giorni scorsi, su ricorso dei Verdi, ha bocciato il piano rifiuti del governatore uscente Polverini.

(16 gennaio 2013)

http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/01/16/news/quattro_impianti_nel_lazio_per_i_rifiuti_della_capitale_ma_su_malagrotta_resta_il_rischio_della_maxi_multa-50624007/

 

Colleferro, Codici: Soddisfazione per rinvii a giudizio su termovalorizzatore

Roma - 10 gen (Prima Pagina News) Processo termovalorizzatore di Colleferro: tutti rinviati a giudizio. Sono 26 gli imputati: dai gestori del termovalorizzatore ai responsabili dell’Ama, ai responsabili della società Gaia: sono stati tutti rinviati a giudizio per reati che vanno dal disastro ambientale alla falsificazione di certificazioni. Lo fa sapere in una nota il Codici. “Il Codici – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale dell’associazione – esprime grande soddisfazione e si augura che in sede dibattimentale si faccia finalmente piena luce sulle gravissime responsabilità dei diversi imputati a vario titolo”.

http://www.primapaginanews.it/dettaglio_articolo.asp?id=135220&ctg=6

 

Piano rifiuti Lazio bocciato dal Tar.
”Regione ha violato direttive Ue”

 

Accolto il ricorso proposto dai Verdi. Esulta il presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani: “Tutto da rifare”

Il Tar del Lazio, accogliendo un ricorso proposto dai Verdi e appoggiato dalla Provincia di Latina, ha annullato il Piano di gestione dei rifiuti del Lazio approvato nel suo testo definitivo nel gennaio 2012. Per i giudici, tra l’altro, la Regione Lazio ha violato le direttive comunitarie.

 

Esulta il presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani, secondo cui così si ferma “il disegno politico di far diventare le province le pattumiere del Lazio. Il piano regionale dei rifiuti – sottolinea Cusani – è tutto da rifare”.

 

“Come correttamente affermato dalla Commissione Europea – si legge nella sentenza del Tar – per essere conforme alle direttive, il trattamento dei rifiuti destinati a discarica deve consistere in processi che, oltre a ridurne il volume o la natura pericolosa e a facilitarne il trasporto o recupero, abbiano l’effetto di evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente nonchè i rischi per la salute umana”.

 

Per i giudici, la Regione Lazio ha violato le direttive comunitarie e il cosiddetto “principio di precauzione, che dovrebbe caratterizzare le scelte dell’amministrazione ove si presentino eventuali dubbi o perplessità in ordine alle decisioni da assumere nel caso concreto”.

 

Soffermandosi poi sul tema della ‘transitorietà’ del Piano, per il Tar “è chiaro che il concetto di ‘transitorietà’ non può essere dilatato fino al punto di consentire l’adozione e l’approvazione di un Piano quale quello contestato”.

Rispondendo alla Regione, che ha sostenuto che il Piano redatto abbia portato alla riduzione della produzione dei rifiuti e al raggiungimento del 65% di raccolta differenziata entro il 2012, il Tar sostiene che “i dati ufficiali Ispra, risalenti al Rapporto Rifiuti del 2008 (indicati nel Piano), mostrano una tendenza diversa, denotando una produzione annua di rifiuti regionali in costante aumento”.

 

Alla fine, per i giudici, la Regione Lazio “dovrà istruire adeguatamente il nuovo procedimento e motivare congruamente le proprie scelte, tenendo conto di tutti gli elementi di valutazione a disposizione e anche dei profili evidenziati dalla Provincia di Latina inerenti la delimitazione degli ambiti territoriali ottimali sul territorio regionale, l’esclusione di 5 Comuni dall’ATO Latina e l’inclusione degli stessi nell’ATO Frosinone”.

(09 gennaio 2013)

http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/01/09/news/piano_rifiuti_lazio_bocciato_dal_tar-50221255/?ref=HREC1-1

 

 

Roma, incatenati sui tralicci per protesta contro la discarica di Monti dell’Ortaccio

 

 

Due persone dei comitati di lotta contro la nuova discarica di Monti dell’Ortaccio a Roma sono saliti questa mattina alle cinque per protesta sui tralicci dell’alta tensione, nella zona delle cave destinate ad ospitare i rifiuti della capitale. Già dalle prime ore del mattino un gruppo di una ventina di abitanti sta presidiando la zona, a poche centinaia di metri dal sito di Malagrotta, l’invaso che accoglie da decenni i rifiuti della capitale, di proprietà dell’avvocato Manlio Cerroni. 

Nei giorni scorsi il prefetto Goffredo Sottile, commissario nominato dal governo Monti, ha firmato un’ordinanza prorogando di sei mesi il funzionamento dell’attuale discarica e autorizzando il gruppo Cerroni ad avviare i lavori per realizzare il sito provvisorio nella zona di Monti dell’Ortaccio. Già nei giorni scorsi i comitati locali avevano bloccato l’uscita dei camion dell’Ama dagli impianti di Malagrotta, protestando contro la decisione di ubicare in questa stessa zona la nuova discarica. Secondo gli abitanti il sito scelto da Sottile non sarebbe idoneo e creerebbe ulteriori problemi ambientali in un quartiere già colpito dalla presenza dei rifiuti da diversi decenni.

Verso le 11 è arrivata in zona una prima pattuglia della polizia, mentre i due dimostranti scendevano dai tralicci per incatenarsi alla base del pilastro dell’elettrodotto. Hanno srotolato uno striscione e aperto una tenda. “Eu help us”, si leggeva dal presidio, posto a circa trecento metri di distanza, separato da un avvallamento. “Solo l’Unione europea ci può salvare – racconta a ilfattoquotidiano.it Rodolfo, uno dei due manifestanti – dobbiamo fermare questo ulteriore scempio”. “Potete vedere anche voi quel lago sul fondo della cava – aggiunge un’altra abitante, Monica Poldori – lì sono scesi anche i carabinieri del Noe e non c’è dubbio che si tratti di una falda acquifera”. Manuela, una delle due persone salite sul traliccio, dal telefono cellulare spiega poi che da dietro la collina si vede un secondo lago: “Come può dire Cerroni che si tratta solo di acqua piovana?”, commenta.

Dalla zona presidiata è possibile vedere a 360 gradi le tante emergenze ecologiche che attorniano il sito scelto dal prefetto Sottile: c’è la collina di Malagrotta, attorniata dai gabbiani, l’inceneritore dei rifiuti ospedalieri, gli impianti delle raffinerie e il gassificatore del gruppo Cerroni in attesa di un raddoppio delle linee. Una zona martoriata da decenni, con al centro queste cave, rimaste una delle poche oasi verdi nel quartiere di Ponte Galeria. Una difesa estrema della tutela della salute e del proprio territorio: “Questi sono gesti estremi, salire su un traliccio il primo giorno dell’anno, ma ormai i cittadini della Valle Galeria hanno dichiarato guerra”, assicura Monica Polidori.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/01/roma-incatenati-sui-tralicci-per-protesta-contro-nuova-discarica-di-monti-dellortaccio/459170/?fb_action_ids=489354314448962&fb_action_types=og.recommends&fb_source=timeline_og&action_object_map=%7B%22489354314448962%22%3A128717693958507%7D&action_type_map=%7B%22489354314448962%22%3A%22og.recommends%22%7D&action_ref_map=%5B%5D

 

Rifiuti, pronto il decreto di Clini
arriva il ‘supercommissario’

 

  

La nuova figura “avrà poteri sostitutivi in caso di inadempienza delle amministrazioni”. In pole position c’è il precedente commissario, il prefetto Sottile. Il ministro dell’Ambiente presenterà le sue decisioni il 7 gennaio. Botta e risposta con gli enti locali

 

E’ pronto il testo del decreto con cui il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, fissa le misure urgenti da adottare entro i prossimi 60 giorni per risolvere il problema della gestione dei rifiuti della capitale. Clini lo ha inviato oggi alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione. Sarà presentato lunedì 7 gennaio, dalle ore 15, prima alle amministrazioni competenti e alle imprese interessate e poi alla stampa.

 

“Il decreto – secondo quanto afferma lo stesso Clini – prevede la nomina di un commissario che operi con poteri sostitutivi in caso di inadempienza delle amministrazioni. Il testo identifica le azioni da compiere, chi le deve compiere e in quali tempi. C’è una chiara chiamata di

responsabilità delle istituzioni e delle società interessate”.

 

E, con chiaro riferimento alla presenza di Alemanno alla manifestazione dei residenti di Valle Galeria in programma sabato 5, il ministro ha aggiunto: “Spero che chi ha avuto responsabilità

nella gestione dei rifiuti della capitale non si metta a fare campagna elettorale su di essi. Io, per evitarlo, ho rifiutato le proposte di candidatura che mi sono arrivate”.

 

“Il governo Berlusconi – prosegue Clini – dichiarò l’emergenza rifiuti a Roma perché sindaco, presidente della Provincia e presidente della Regione dissero che non erano in grado di risolverla. Con il conseguente commissariamento, gli enti locali hanno poi scaricato le responsabilità prima sul prefetto Pecoraro e poi sul prefetto Sottile. Non credevo

 

ai miei occhi nel vedere che, da un lato, si chiedeva al commissario di risolvere i problemi e poi, quando questo proponeva una soluzione, si mettevano tutti di traverso”.

 

“”I dati ufficiali della Regione – conclude il ministro – ci dicono che esiste, nel territorio regionale, una capacità di trattamento meccanico-biologico che potrebbe rispondere quasi del tutto al fabbisogno di Roma”. Pertanto, nel decreto è prevista una dimensione regionale per il trattamento, non per portare i rifiuti in discarica a Latina o a Viterbo, come è stato detto, ma per sfruttare tutti gli impianti esistenti e quelli in fase di autorizzazione da troppo tempo.

 

In pole position per il ruolo di ‘supercommissario c’è il precedente commissario, Goffredo Sottile. Oltre all’indicazione della discarica temporanea (per la quale Sottile ha già individuato Monti

dell’Ortaccio), alla decisione sull’ampliamento dei siti esistenti e alla scelta della discarica definitiva, il nuovo commissario avrà quindi il potere di imporre agli enti preposti l’adozione delle azioni necessarie all’attuazione del decreto. E, in caso di inadempienza, intervenire

direttamente con propri provvedimenti.

 

L’obiettivo del ministro è quello di ridurre al minimo il trasporto dei rifiuti non trattati in discarica. Sul punto resta, però, ancora da sciogliere il nodo dei siti: Clini ha già chiesto di “riconsiderare” le autorizzazioni rilasciate da Sottile per Monti dell’Ortaccio e Malagrotta, per la quale il prefetto ha stabilito una proroga di sei mesi per accogliere i rifiuti trattati e di cento giorni per quelli non trattati. Alla discarica temporanea a Monti dell’Ortaccio, vicina a Malagrotta, si sono sempre opposti i cittadini della Valle Galeria.

 

Contrario all’ipotesi Monti dell’Ortaccio anche il sindaco Alemanno, che accoglie con favore la decisione di Clini: “Condivido pienamente l’impostazione del decreto. Solo la nomina di un super commissario può permettere di uscire da questo immobilismo. Il ministro, dichiarando che le decisioni per Malagrotta e Monti dell’Ortaccio potranno essere riviste, apre a una nuova prospettiva, che può liberare gli abitanti di Valle Galeria dall’incubo di una nuova Malagrotta sul proprio territorio”.

 

“Da parte nostra – aggiunge il primo cittadino – daremo tutto il sostegno ad Ama per spingere al massimo la raccolta differenziata nella nostra città, rispettando gli impegni sottoscritti nel Patto per Roma”.

 

“E’ dagli anni novanta – conclude – che mi batto contro la proroga di Malagrotta e ho sempre detto di ‘no’ a una nuova discarica dentro Valle Galeria. Rispondo al ministro Clini che rifiuto la scelta di Monti dell’Ortaccio non per campagna elettorale, ma per coerenza con una posizione che

ho sempre avuto e che lui conosce bene”.

 

Non si è fatta attendere neanche la replica di Renata Polverini, governatrice uscente della Regione Lazio: “Nella gestione  dell’emergenza rifiuti legata alla discarica di Malagrotta, la Regione non ha

scaricato alcuna responsabilità.  Ha garantito al commissario Pecoraro e al commissario Sottile strumenti, mezzi e risorse economiche necessarie a supportare il lavoro della struttura commissariale, certamente non ‘scaricando’ sui commissari responsabilità, ma collaborando

attivamente. Solo questa amministrazione regionale ha approvato, dopo anni di attesa, un piano regionale per i rifiuti, che ha permesso di chiudere la procedura di infrazione Ue”.

 

“E’ apprezzabile – prosegue la Polverini – la volontà di valutare la riconsiderazione del sito Monti dell’Ortaccio, su cui ho sempre espresso contrarietà per via delle condizioni ambientali già

fortemente compromesse. La Region, coerentemente con quanto già dimostrato, non mancherà di supportare, laddove necessario, anche il lavoro del supercommissario”.

(03 gennaio 2013)

http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/01/03/news/rifiuti_pronto_il_decreto_di_clini_arriva_il_supercommissario_-49872479/

 

 

 

Il sindaco di Viterbo all’attacco
 “Mai i rifiuti di Roma da noi”

Il primo cittadino, Giulio Marini, contro il ministro Clini. “Faremo barricate, manifestazioni. Vieteremo il transito dei mezzi carichi di immondizia. Così non si risolve l’emergenza della capitale”

 

“I rifiuti di Roma in tutto il Lazio”, ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. E da Viterbo si alza un secco ‘no’. “Faremo le barricate, blocchi stradali, manifestazioni di piazza e quant’altro riterremo utile qualora davvero venga deciso di far smaltire i rifiuti di Roma nella nostra discarica – ha detto il sindaco di Viterbo Giulio Marini (PdL) replicando al ministro dell’Ambiente – Io sono un moderato, ma a tutto c’è un limite. Viterbo già sopporta da anni l’arrivo dei rifiuti della provincia di Rieti, che riducono notevolmente la nostra autonomia, costruita con sacrifici e investimenti pesanti. Non permetteremo a nessuno, tanto meno al governo tecnico, che ci ha già scippato l’aeroporto, di sfruttare i nostri impianti, rischiando di far pagare a noi l’incapacità di dotare Roma di una discarica alternativa a Malagrotta”.

 

Il ministro Clini ha dichiarato che ”i rifiuti di Roma si potranno portare in tutta la regione. Perché da una prima mappatura risulta che il complesso degli impianti di trattamento meccanico biologico del Lazio è utilizzato solo al 55 per cento. Ciò vuol dire che c’è un’importante potenzialità, che rende superfluo il trasferimento dei rifiuti all’estero. Clini ha preso un grosso abbaglio – ha affermato Marini – se pensa di farci diventare la discarica di Roma”.

 

Per Giulio Marini quindi questa non rappresenta la corretta soluzione per Roma. “Il ministro Clini non si rende conto, o finge di non rendersi conto, che portando i rifiuti di Roma a Viterbo, forse riuscirebbe a risolvere nel breve l’emergenza della capitale, ma in pochi mesi manderebbe in tilt il nostro sistema – ha precisato – E noi non lo permetteremo. Vieteremo il transito dei mezzi carichi di immondizia, organizzeremo presidi, petizioni, manifestazioni finché non la spunteremo”.

 

Infine, il sindaco di Viterbo auspica che tutte le forze politiche, sindacali, imprenditoriali e le associazioni aderiscano alla mobilitazione che dovesse rendersi necessaria per impedire una nuova ”colonizzazione” del Viterbese. ”La nostra – conclude Marini – è una terra di agricoltura, turismo, termalismo e cultura. Non permetteremo a un Clini qualsiasi di farne carne da macello”.

(30 dicembre 2012)

 

http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/12/30/news/il_sindaco_di_viterbo_all_attacco_mai_i_rifiuti_di_roma_da_noi-49678947/

 

 

Rifiuti, proteste contro Monti Ortaccio: 
blocchi , sit-in e tensioni fino alla notte

Protesta spontanea degli abitanti della Valle Galeria contro la decisione del Commissario di autorizzare il nuovo sito

ROMA – Un venerdì di tensione e protesta spontanea contro l’apertura della «discarica provvisoria» a Monti dell’Ortaccio decisa dal Commissario straordinario ai rifiuti, Goffredo Sottile. In mattinata circa duecento persone sono scese in strada e per due ore hanno bloccato via Portuense, all’altezza via della Magliana. Solo un assaggio del sit-in che, per tutta la notte, è proseguito davanti agli ingressi della discarica di Malagrotta, la cui apertura è stata prorogata per altri sei mesi: i manifestanti hanno acceso fuochi per riscaldarsi.

SERATA DI TENSIONE - Una serata di tensione in via di Ponte Malnone, dove in 500 si sono dati appuntamento per bloccare l’uscita dei camion dell’Ama (in tutto, secondo l’azienda, sono saltati 70 giri di raccolta). Sul posto sono intervenuti i carabinieri e la polizia per cercare di calmare gli animi e con il tempo la situazione è tornata sotto controllo. Ma gli abitanti della Valle Galeria annunciano nuove proteste:«Non ci fermeremo finchè Sottile non faà marcia indietro sulla sua decisione di aprire Monti dell’Ortaccio. Dopo Capodanno, con tutta probabilità, anche il sindaco Alemanno sarà con noi a protestare».

STRADA RIAPERTA - In mattinatya, via Portuense è rimasta chiusa dalle 11.35 altezza di via della Muratella in direzione centro. Il blocco ha mandato il traffico in tilt e ha provocato la deviazione e la limitazione di alcuni bus. Alle 12.30 è stata disposta la riapertura totale. Più tesa la situazione in serata, quando i manifestanti sono riusciti a bloccare per qualche tempo l’uscita dei camion dalla discarica.

CASSONETTI IN STRADA -Gli abitanti esasperati della Valle Galeria -la zona all’estrema periferia della Capitale dove si trova il sito prescelto e dove insiste la megadiscarica di Malagrotta – hanno srotolato uno striscione con su scritto «basta discariche» . «I cittadini hanno bloccato il traffico sulla Portuense all’altezza della chiesa di Ponte Galeria, rovesciando anche cassonetti e gettando pneumatici in mezzo alla strada» dice Alessandro Costantino Pacilli, del presidio «Cittadini liberi della Valle Galeria». Assicurano che non hanno intenzione di fermarsi: le proteste, promettono, continueranno. STRADA RIAPERTA - In mattinatya, via Portuense è rimasta chiusa dalle 11.35 altezza di via della Muratella in direzione centro. Il blocco ha mandato il traffico in tilt e ha provocato la deviazione e la limitazione di alcuni bus. Alle 12.30 è stata disposta la riapertura totale. Più tesa la situazione in serata, quando i manifestanti sono riusciti a bloccare per qualche tempo l’uscita dei camion dalla discarica.

 «A OLTRANZA» – Le manifestazioni d’altronde erano attese. Contro realizzazione della discarica provvisoria a Monti dell’Ortaccio – sempre di proprietà di Manlio Cerroni come la vicina Malagrotta – gli abitanti della Valle Galeria e tutti gli enti locali avevano più volte protestato. «Il ministro Clini e il commissario Sottile, in dispregio del parere negativo espresso da tutti gli enti preposti, hanno deciso di autorizzare una discarica a Monti dell’Ortaccio, ma questa decisione non passerà, i cittadini si opporranno ad oltranza» afferma Carlo, un manifestante.

PASSAPAROLA – «Siamo arrabbiatissi: ci siamo ritrovati con un passa parola, una manifestazione estemporanea, qualche telefonata, hanno lasciato i figli a casa e i cittadini sono scesi in piazza», spiega Sergio Apollonio, presidente del comitato Malagrotta e decano della protesta «no discarica», che insieme agli altri comitati della Valle Galeria ribadisce il «no assoluto dei residenti a Monti Ortaccio».

PER LA SALUTE DI TUTTI – A fianco dei comitati che da tempo si battono contro Monti dell’Ortaccio c’è anche il vicepresidente del Consiglio e capogruppo di Sel del Municipio Roma XVI Massimiliano Ortu. «Non intendiamo cedere ai ricatti – spiega Ortu – di chi vuole colpire il nostro territorio con l’apertura di una nuova discarica. Commissario straordinario e istituzioni sappiano che la Valle Galeria resiste ed impedirà questo ennesimo attacco alla salute pubblica».

INQUINAMENTO – In realtà quello di Sottile è un sì, ma con qualche paletto. L’autorizzazione di aprire il nuovo sito, infatti, è condizionata al rispetto dell’ambiente e dopo la presentazione di una ricerca da cui «risulti, inequivocabilmente, l’assenza del pericolo di inquinamento della falda».

Carlotta De Leo

28 dicembre 2012

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_dicembre_28/rifiuti-manifestazione-portuense-contro-monti-ortaccio-2113327593380.shtml

Malagrotta , svolta nell’inchiesta:
la Procura contesta l’«avvelenamento»

Nuova pesante accusa per i manager: salute a rischio per le infiltrazioni nelle falde acquifere. Coinvolti Ama e aziende private della zona di Valle Galeria

ROMA – Sulla sua scrivania ci sono gli esposti presentati da comitati residenti, associazioni ambientaliste e singoli cittadini che denunciano una serie di patologie lungo il perimetro della discarica più grande d’Europa, Malagrotta. Più i risultati dell’approfondimento disposto sulle falde acquifere in zona: la concentrazione di sostanze cancerogene supera di venti volte i limiti di legge.

Così il pm Alberto Galanti ha messo un punto fermo ipotizzando per i diversi manager dei siti industriali che insistono sull’area il reato di avvelenamento delle acque. Ora sta procedendo con l’elezione di domicilio dei vari responsabili, un atto che prelude alla loro iscrizione sul registro degli indagati. La contestazione riguarda l’articolo 439 del codice penale, reato punibile con la reclusione «non inferiore ai quindici anni» ma che potrebbe portare all’ergastolo laddove fosse provato il nesso di causalità con qualche decesso (c’è anche un fascicolo aperto per omicidio colposo).

Gli amministratori delegati dell’Ama sono i primi ai quali è stato notificato il provvedimento. Non solo ovviamente. Come già indicato dal gip Maurizio Battistini, sono diversi i soggetti che, insistendo sulla zona con attività industriali pesanti, possono aver alterato la natura del terreno e delle acque. Si va dalla raffineria al cementificio, passando per la Gio.Vi. srl, la controllata della Colari di Manlio Cerroni proprietario della discarica (il rappresentante legale Francesco Rando è indagato per altre vicende). Dopo la ricerca del Dipartimento di epidemiologia della Asl Roma-E che evidenziava la crescita di patologie tumorali, cardiovascolari e dell’apparato respiratorio, i magistrati coordinati dall’aggiunto Roberto Cucchiari avevano disposto ulteriori verifiche. In parallelo i tecnici della Regione si erano occupati delle anomale concentrazioni di sostanze cancerogene nell’acqua.

 

Ilaria Sacchettoni

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_dicembre_15/malagrotta-accusa-avvelenamento-2113172582528.shtml

 

 

 

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