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Giorgio Giordano accusato di istigazione alla corruzione
L’ex presidente Amiat chiede il patteggiamento.
di Alberto Gaino
Giorgio Giordano, ex presidente Amiat, si è offerto di patteggiare la pena di un anno di reclusione per il reato di istigazione alla corruzione. La proposta è stata formalizzata ieri in apertura di udienza preliminare dai suoi difensori, Aldo Mirate e Roberto Macchia. Il pm Carlo Maria Pellicano si è dichiarato d’accordo. Il gup Anna Ricci deciderà il 24 gennaio.
L’avvocato Mirate: «Così ci togliamo di mezzo. Il cliente è anziano e non se la sente di affrontare lo stress di un processo».
Tredici giorni prima, l’11 gennaio, il giudice ascolterà le conclusioni del pm e degli altri difensori rispetto alle posizioni dei coimputati Giovanni Succio, commercialista ovadese e amministratore, come Carlo Gonella, di VM Press di Ovada.
Anche per Giorgio Malaspina, socio di maggioranza dell’azienda alessandrina, il pm chiede il rinvio a giudizio. Il 24, contestualmente alla sentenza per Giordano, il gup si pronuncerà sulla decisione per i suoi presunti complici nella trattativa con il vicepresidente Amiat di allora, Raphael Rossi, contrario all’acquisto di un pressoestrusore da parte della società torinese di raccolta dei rifiuti solidi urbani in città e del loro smaltimento.
Il pressoestrusore è stato progettato e costruito da VM Press per compattare la spazzatura e dividerla per tipologia. Peso: 280 tonnellate. Costo in proporzione: 5 milioni di euro all’epoca delle trattative (2007, inizio 2008). Quando Giordano (Comunisti italiani) si incaricò di avvicinare il riottoso Rossi (per Rifondazione nel Cda di Amiat) per convincerlo con l’argomento della tangente. Arrivò ad offrirgli sino a 100 mila euro.
Rossi andò diritto alla Procura della Repubblica e in quegli uffici venne convinto a sostenere le indagini fingendo di abboccare alle offerte corruttive. Il pm Pellicano ottenne da un gip un decreto per intercettare Giordano e quanti altri fossero entrati nella trattativa. L’atto giudiziario indicò due reati: corruzione e istigazione alla corruzione.
Le intercettazioni telefoniche ed ambientali vennero sospese nella primavera 2008 senza che il reato di corruzione si fosse consumato, ma le conversazioni registrate erano inequivocabili. Compresero anche l’«illustrazione» di un vero e proprio tariffario delle mazzette nel settore dei rifiuti. Tangente minima: 500 euro.
Il 18 ottobre 2008, doppio colpo di scena: all’alba si esegue l’ordinanza di custodia cautelare per istigazione alla corruzione nei confronti di Giordano, Succio e Gonella; a sera i tre vengono scarcerati su richiesta della stessa procura. Per quel reato, la previsione di pena è tale per cui un provvedimento restrittivo di quel genere non era possibile. Se ne è occupato anche Il Csm.
Dopo aver chiesto il rinvio a giudizio dei 4 per corruzione, ieri il pm ha definitivamente riposizionato l’accusa sulla istigazione alla corruzione. I difensori degli amministratori VM Press (Fulvio Gianaria, Alberto Mittone e Gian Paolo Zancan) non hanno scelto riti alternativi. Parte civile, con Rossi, si è costituita l’Amiat.
Fonte: la stampa