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Discarica a sorpresa. Borgo Montello (Latina)

Breve viaggio tra navi dei veleni, ecomafie e morti sospette, alla scoperta degli “ammassi misteriosi”

di Giuseppe Vacciano

Il concetto di “discarica” raramente evoca immagini piacevoli. Al massimo fa pensare ad un “male necessario”, un luogo dove destinare i tanti, troppi rifiuti che produciamo quotidianamente. Se poi a questo concetto si accosta quello di “rifiuti tossici”, le immagini si fanno più cupe. Quando infine si scopre che la location incriminata è proprio vicino casa, tutto il quadro diventa più angosciante. La discarica, in effetti, è quella di Borgo Montello e il viaggio spazio-temporale nel quale vorrei coinvolgervi inizia su una nave circa venti anni fa.
Karin B, Zanoobia, Deep Sea Carrier: questi i nomi di alcune delle navi, che alla fine degli anni 80 partono dall’Italia cariche di rifiuti industriali tossici da scaricare “a pagamento” in Nigeria o Somalia, approfittando della miseria di quelle popolazioni. Scoppia lo scandalo e le autorità Nigeriane decidono di rispedire al mittente lo scomodo carico, costringendo i cargo a un lungo pellegrinaggio, destinato a concludersi sulle coste della Penisola e precisamente nei porti di Genova, Livorno e Ravenna.

A questo punto, cosa farne dei rifiuti? Nel 1993 l’allora presidente del consiglio Ciampi stanzia 19 miliardi di lire per la sistemazione definitiva. In questo momento si fermano le lancette del nostro orologio e del carico delle navi si perde traccia.(1) Recentemente i magistrati pontini avrebbero rinvenuto i documenti comprovanti l’attracco a Formia della “Karin B”, con la descrizione esatta del carico di veleni(2).

Un po’ di mal di mare? Niente paura, sbarchiamo e torniamo leggermente indietro nel tempo. Anno 1992: uno degli operai della discarica, appena licenziato, si presenta in questura denunciando di aver partecipato, insieme ad altre persone, ad operazioni notturne di interramento di fusti contenenti sostanze tossiche nel bacino «S0» (il primo attivato a Latina) di Borgo Montello. I fusti sarebbero stati proprio parte
del carico di una delle “navi dei veleni”. La Digos indaga, fa eseguire carotaggi superficiali, ma senza esito.
Anno 1996: Il pentito di camorra Carmine Schiavone, cugino del boss dei Casalesi Francesco «Sandokan» Schiavone , nel corso di un interrogatorio nel carcere di Viterbo, rivela che la provincia di
Latina sarebbe stata terreno di sfruttamento della camorra per seppellire rifiuti tossici, sotto la discarica di Montello, ma anche lungo il litorale pontino. Questa informazione proveniva dal referente del clan Bardellino per la provincia di Latina, Antonio Salzillo, che da un lato avrebbe operato con la discarica del
Montello “a percentuale” sui rifiuti smaltiti lecitamente, dall’altro avrebbe “arrotondato” occultando bidoni di rifiuti tossici a 500.000 lire “al pezzo”. Nessuno all’epoca ha chiesto a Salzillo conferma di tali dichiarazioni e ormai è troppo tardi per farlo, dato che nel marzo 2009 questi è stato ucciso in un
regolamento di conti tra “famiglie”.

Fantasie di un pentito, dunque? Può darsi, ma riprendendo il nostro viaggio scopriremo alcuni fatti interessanti:
Anno 1995: L’anziano parroco di Borgo Montello, don Cesare Boschin, insieme a un comitato cittadino, chiede chiarezza riguardo alcuni strani eventi che interessano la discarica: camion che vanno e vengono di notte, carichi sospetti, cattivi odori… Don Cesare li ha visti (e sentiti)? Probabilmente si, dato che la
sua cucina offre (all’epoca) un ampio “panorama” della discarica. E poi, come ha ricordato lo scorso 23 ottobre Don Luigi Ciotti parlando agli Stati Generali Antimafia, Boschin era un prete che dialogava con la gente, in strada. E dalla strada vengono i racconti di viaggi ben pagati su camion che si muovono lungo la
tratta Livorno (attracco di una delle solite navi)- Borgo Montello– Caserta.

Comunque, nel marzo del ’95, il parroco si reca dai Carabinieri a raccontare “qualcosa” e pochi giorni dopo viene trovato morto nella sua canonica, incaprettato, con un cerotto davanti alla bocca, massacrato di botte… Perché? Si parla di una rapina finita male ad opera di balordi, ubriachi o drogati. Peccato che
l’uomo, al momento della macabra scoperta, avesse ancora addosso 800.000 lire ed alcuni milioni in casa. Si parla di omosessualità, di usura, di molestie ai minori… Voci… Fa proprio così la malavita organizzata quando vuole depistare, confondere le idee, gettare fango su persone scomode che sanno o hanno capito “troppe cose”… Mette in giro delle voci! Voci che fanno paura e sortiscono l’effetto desiderato: il comitato si scioglie e cala il silenzio sulle vicende della discarica.

Nuovamente anno 1996: l’Enea presenta i risultati di uno studio effettuato sulla famigerata area “S0” che rivelano la presenza di tre ammassi metallici, i primi due di larghezza pari a 10 metri per 20, il terzo di 50 metri per 50 (mezzo campo di calcio, per intenderci), ad un profondità compresa tra cinque e dieci metri.
In parte si tratta, quasi sicuramente, di quei 760.000 chili di omogeneizzati sequestrati alla Plasmon nel 1993, e quindi smaltiti con il placet dell’ASL, proprio nella “S0” (magari senza troppo considerare quale potenziale “bomba ecologica” si stava innescando), ma ci deve essere dell’ALTRO. Lo studio imporrebbe la
necessità di effettuare indagini più approfondite, infatti… scompare!!! (Non temete, lo ritroveremo più avanti…)

Anno 2005: La polizia provinciale, al fine di verificare lo stato delle falde acquifere nei pressi della discarica di Borgo Montello fa effettuare all’Arpa Lazio delle analisi mirate nei pozzi-spia. Risultato: falde inquinate, sono presenti percentuali alte di arsenico, ferro, cromo e nichel. Questi dati saranno confermati,
sempre dall’ARPA anche nel maggio del 2009(3)

Anno 2007: l’allora consigliere comunale Fabrizio Cirilli “ritrova” lo scomparso rapporto ENEA e riporta l’attenzione sulla 3 Nota N° 91456 del 19 maggio 2009 necessità di effettuare ulteriori indagini.

Anno 2009: l’Arpa, anche grazie alle esplicite richieste dello stesso Cirilli (ora consigliere regionale), dell’assessore all’ambiente Zaratti e del consigliere Fontana, effettua (tra giugno e luglio) su incarico della Regione nuove e più approfondite rilevazioni sul bacino “S0”, che confermano la presenza di tre vaste “anomalie magnetiche” causate da una elevata concentrazione di corpi ferrosi: una piccola discarica, inserita in una più grande!

Ancora 2009(4): Il 20 ottobre viene arrestato (associazione a delinquere, riciclaggio, frode fiscale e altro) Giuseppe Grossi, capo della Indeco srl, società che co-gestisce la discarica sin dalla sua nascita. Nei primi anni ’90 la Indeco era una delle controllate del gruppo Servizi Industriali. Quest’ultimo, a suo tempo, fu incaricato dello smaltimento di parte dei fusti della ZANOOBIA (ve la ricordate?). Tutte coincidenze, è chiaro… Siamo giunti ai giorni nostri e ormai è chiaro che per sapere con cosa abbiamo realmente a che fare nella nostra “discarica a sorpresa” (omogeneizzati, tombini, carcasse di automobili, fusti di rifiuti tossici…) c’è un solo sistema: SCAVARE.

Non preoccupatevi però, perché a scavare sono pronti in molti. C’è la Regione, che da un lato autorizza l’ampliamento della discarica stessa5, ma dall’altro è disponibile a “spendere” per “vederci chiaro” sulla situazione. Ci sono la Provincia e l’Ecoambiente(6), che caldeggiano la realizzazione in quell’area di un inceneritore (evidentemente la “differenziata” non è la soluzione adatta a chiudere il ciclo dei rifiuti…) e che vedrebbero i loro progetti subire quantomeno un forte rallentamento, nel caso si dovesse procedere ad una capillare bonifica del sito.

E poi, naturalmente, c’è il Comune che dopo aver “riscoperto” dopo 13 anni(7) il probabile pericolo e trovandosi anche alle prese con le legittime preoccupazioni degli abitanti del Borgo e delle zone limitrofe, ha determinato di procedere agli scavi con l’«esecuzione in danno», vale a dire emanare una ordinanza di esecuzione lavori, salvo poi rivalersi successivamente sui proprietari(8).
Il nostro viaggio (per ora) termina qui. Capisco che possa non esser stato gradevole, ma spero che almeno sia stato interessante. Intanto, nell’attesa di conoscere l’esito degli ormai imminenti (speriamo!!!) scavi, permettetemi di lasciarvi alcune domande come “souvenir”:
Dove ha trascorso gli ultimi 13 anni Lo studio dell’Enea del 1996?
Chi amministrava la città ai tempi della “misteriosa scomparsa”?
Soprattutto, perché all’epoca quelle pagine sono state completamente ignorate?

Alla luce di quanto si è scoperto fino ad oggi, non sarebbe il caso, come chiedono l’associazione “Libera” e Don Luigi Ciotti, di riaprire l’indagine sulla morte di Don Cesare Boschin e su quella che lo stesso Ciotti definisce “Quinta mafia”9, intreccio che unisce cosche, pezzi della politica, colletti bianchi e imprenditoria? E infine, non sarebbe opportuno a questo punto, estendere le ricerche in corso anche agli altri bacini della discarica, in particolare al sito “B2″, utilizzato per anni per stoccare i rifiuti industriali? Chissà che queste domande non ci accompagnino in un altro “viaggio”, magari alla scoperta di nuove “sorprese”…

Riferimenti:
1 , Il Manifesto, 05-09-09
2 Il Tempo, 08-11-2009

4 “Il Caffè”, 5-18 novembre 2009
5 Determinazione B2073 del 21.05.09
6 Altra società che gestisce la discarica di Montello e che ha addirittura dichiarato di voler mettere a
disposizione gratuitamente uomini e mezzi per gli scavi – Il Tempo Latina, 29 ottobre 2009
7 Rapporto ENEA del 1996
8 La proprietà di parte del bacino “S0” è contesa da diverse società, alcune delle quali fallite o in liquidazione.

http://files.meetup.com/312598/Discarica%20a%20sorpresa.pdf

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